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IL FORO STENOPEICO

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FOTOGRAFARE “SENZA OBIETTIVO”

 

 

         Sì, avete letto bene fotografare SENZA obiettivo, per molti sembrerà una sciocchezza, ma le primissime macchine fotografiche non avevano obiettivo, le immagini venivano catturate dal supporto sensibile grazie alla luce che passava attraverso un minuscolo foro, appunto il foro stenopeico.

 

Qualcuno si chiederà che senso ha parlare di questa sorta di “scatole fotografiche” al tempo delle sofisticatissime macchine digitali con mille e più funzioni, è un anacronismo di cui si potrebbe fare a meno. Qualcuno potrebbe considerarmi un “romantico” rispolverando questa tecnica.

 

Niente di tutto questo! La mia risposta è tanto più semplice quanto, a mio parere, importante:

 

Non ci si può considerare fotoamatori seri, anche con attrezzature costosissime, se non si conosce un po’ la storia dell’oggetto che si ha in mano al quale sono applicabili tutti i concetti ed i principi ottici che erano e sono applicabili anche alle macchine a foro stenopeico, inoltre esisteranno sempre secondo me chi userà la tecnica del foro stenopeico. Questa tecnica come cercherò di illustrare più avanti obbliga ad uno scatto molto più ragionato rispetto a quello che la maggior parte di noi è abituato a fare oggi, costringendo a ben valutare l’inquadratura e l’esposizione necessaria ad ottenere un buon risultato!”

 

Come appena accennato tralascio tutta la parte relativa alla storia delle macchine fotografiche a foro stenopeico in quanto per chi è interessato ci sono trattazioni di persone ben più preparate ed esperte di me sull’argomento ed alle quali rinvio, in questo lavoro mi concentrerò in una breve descrizione del funzionamento del “foro” e su come trasformare la nostra macchina digitale o a pellicola, non fa differenza, in una macchina che sfrutta tale tecnica.

 

Come anticipato nella premessa, con questa tecnica lo scatto fotografico avviene attraverso l’impressione dell’immagine sul supporto sensibile, che sia il sensore di una digiflex o sulla pellicola di una macchina analogica, che viene prodotta dalla luce che passa attraverso un minuscolo foro che si trova sul lato opposto rispetto a quello dove è fissato il supporto medesimo.

 

Il grosso vantaggio di questa tecnica è la profondità di campo praticamente infinita che si ha, mentre gli svantaggi sono principalmente due, la definizione dei dettagli (non certo paragonabile a quella delle ottiche moderne) ed il tempo di esposizione piuttosto prolungato dovuto alla minima quantità di luce che passa dal foro, ma di questo parlerò fra poco.

 

Per la costruzione del nostro foro stenopeico da applicare alla reflex ci servono pochissime cose di cui la maggior parte sicuramente avremo già in casa, più precisamente:

-        un tappo per corpo macchina in plastica;

-        un lamierino che possiamo ricavare da un tubetto o da una lattina (personalmente preferisco gli stampi di alluminio da cucina);

-        della carta vetrata a grana piuttosto sottile;

-        un ago da cucito possibilmente n. 12 (questo ha quasi il giusto diametro che ci servirà);

-        un martello e una tavoletta di legno.

 

Come anticipato credo che abbiate già tutto il necessario per la costruzione del nostro “obiettivo”, la procedura è la seguente:

1)                      ritagliate un pezzo quadrato di lamierino abbastanza grande da essere inserito nella parte interna del tappo macchina;

2)                      determinate il centro del lamierino tracciando le due linee bisettrici degli angoli;

3)                      appoggiate il lamierino sulla tavoletta di legno e con un colpo di martello sull’ago posizionato sul centro come sopra trovato create una “abbozzatura” senza forare;

4)                      iniziate a levigare con la carta vetrata l’abbozzatura avendo cura di ruotare sistematicamente il lamierino fino a che il suo spessore su quel punto diventerà minimo e comparirà il foro;

5)                      colorate il lato opposto del lamierino con un pennarello nero indelebile in modo da evitare riflessi che potrebbero rovinare le foto;

6)                      praticate un foro di dimensioni piuttosto generose nel centro del tappo del corpo macchina con il trapano;

7)                      incollate nella parte interna del tappo il nostro lamierino ed il gioco è fatto, basterà sostituire l’obiettivo della vostra reflex con il tappo con foro così da trasformare la macchina fotografica in una a foro stenopeico!!

 

Questo è quello che ho costruito ultimamente.

 

 

Il tappo montato sulla f65.

 

                 

 

 

Vi chiederete “ma come faccio a sapere qual è l’angolo di campo che copro utilizzando questa tecnica dato che dal mirino non si vede nulla?” Bè la risposta è piuttosto semplice in quanto la lunghezza focale è pari al “tiraggio” della macchina che utilizzate cioè alla distanza fisica tra il supporto sensibile e il foro stenopeico. Se per esempio stiamo utilizzando una macchina con un tiraggio di 46,5 mm, il tiraggio tipico delle fotocamere Nikon, significa che sulla pellicola, o sul sensore “full frame”, verrà impressa un’immagine che copre un angolo di campo pari ad un obiettivo di 46,5mm (praticamente di un normale 50mm). Se siete interessati ad un angolo di campo da teleobiettivo basta interporre tra il corpo macchina ed il foro dei tubi di prolunga in modo tale da “aumentare la focale”. Per l’inquadratura ci si può ingegnare con dei mirini autocostruiti empiricamente dopo aver fatto alcune prove. Comunque se disponete di una fotocamera con il live view potrete sfruttarlo per comporre l’inquadratura.

 

Se non avete una fotocamera Nikon niente paura il discorso è valido anche per le altre, qui di seguito riporto il tiraggio delle più diffuse:

 

- Canon Eos (Ef – Efs)                       44,0 mm

- Canon Fd tiraggio                          42,0 mm

- Pentax KAF                                     45,5 mm

- Minolta Af                                       42,0 mm

- Sony                                                 42,0 mm

- Contax/Yashica                               45,5 mm

- Yashica ML e MC                            45,5 mm

- Yashica AF                                      45,5 mm

 

 Risolto il “rebus” della focale, passiamo ora a come calcolare il tempo di scatto in base al “diaframma” del nostro foro.

Innanzitutto il diametro del foro che, per avere i migliori risultati, dovrebbe essere pari al rapporto tra la radice quadrata della focale (come sopra calcolata) e 25: quindi nel nostro caso radice quadrata di 46,5 diviso 25 che è pari a 0,2727 arrotondato a 0,3 mm.

 

Quindi il diaframma di un foro di circa 0,3mm è pari a 155 così ottenuto:

 

F = 46,5mm / 0,3mm = 155

 

 

A questo punto “la domanda nasce spontanea”, come direbbe il famoso Lubrano: “come faccio a calcolare il tempo di scatto ad una tale apertura di diaframma?”

 

In effetti la domanda non è affatto peregrina, sia gli esposimetri delle nostre fotocamere che i super professionali e costosi esposimetri esterni non raggiungono tale valore nella scala delle aperture diaframma. Come fare allora?

 

Questo è il “barbatrucco” estremamente economico e alla portata di tutti per risolvere il problema, basta autocostruirsi un “regolo”, ce ne sono diversi e tutti assolutamente funzionali, ma vi descrivo in pochi passaggi quello che a me sembra più comodo in quanto di maggior praticità:

 

1)     procuratevi del cartoncino bianco e disegnateci due cerchi uno di circa 15cm e l’altro di 18cm di diametro;

2)     dividete entrambi i cerchi in 18 settori tutti uguali;

3)     su un disco attribuite ad ogni settore un valore di apertura diaframma, in senso orario partendo da f. 1,4, avendo cura che la differenza di apertura tra un segmento e l’altro sia di uno “stop”;

4)     fate la stessa cosa con l’altro disco ma questa volta riportate nei settori i tempi di scatto partendo da 30 minuti, procedete però in senso antiorario;

5)     terminata l’attribuzione dei valori ritagliate i due dischi, sovrapponeteli in modo tale che il centro coincida e unitelo con un “chiodino” da documenti in modo tale che i dischi possano girare uno sull’altro.

 

Il vostro regolo è pronto, comunque se non vi va di ingegnarvi troppo vi allego i dischi che ho costruito, basta un clik e potrete stamparli direttamente, dovrete solamente ritagliarli e unirli come appena illustrato (e poi non dite che non sono collaborativo!!!).

 

Disco diaframmi        Disco tempi

 

Questo è il risultato finale!

 

 

(Il cordoncino è un optional!)

A questo punto occorre una spiegazione su come utilizzare il regolo sul campo. Inquadrate la scena che volete riprendere con la vostra reflex munita di obiettivo, possibilmente un cinquantino per quanto detto sulla lunghezza focale, e verificate qual è la coppia tempo/diaframma suggerito dall’esposimetro, ipotizziamo 1/40 di secondo f. 22. Prendiamo il nostro “fantasmagorico” regolo autocostruito e facciamo coincidere il settore dei tempi e dei diaframmi con la coppia appena rilevata dall’esposimetro, per “magia” (facendo attenzione a non far ruotare di dischi tra di loro) controllando il settore che corrisponde a f. 138 (che è quello più prossimo all'effettivo valore di diaframma del foro) abbiamo il tempo di esposizione da applicare con il nostro foro stenopeico, cioè 1 secondo circa.

 

Ora togliamo l’obiettivo e innestiamo il nostro foro stenopeico (senza variare la sensibilità iso) ed esponiamo per circa 1 secondo, la nostra foto con il foro è stata scattata!!!

 

 

 

 

Questi sono tre semplici esempi di quello che potrete fare con il foro stenopeico, gli scatti sono stati solamente ridimensionati senza alcuna postproduzione.

Le due foto che seguono sono le stesse ma in versione bianconero che da agli scatti con questa tecnica un bel senso retrò.

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

             La tecnica è piuttosto semplice, non potendo essere altrimenti essendo l'antisiniana delle macchine fotografiche moderne, la qualità di immagine ottenuta certamente non paragonabile a quella degli obiettivi a lenti con schemi ottici più o meno sofisticati, ma è una tecnica che a mio modestissimo parere ha un fascino tutto suo da provare almeno una volta dato che è in fin dei conti a costo zero!!!

            Spero di essere stato chiaro nella mia breve trattazione e che sia stata abbastanza interessante tanto da invogliare qualcuno di voi a provare la tecnica. Vi accorgerete che i risultati sono piuttosto interessanti e suggestivi soprattutto se gli scatti sono in bianco e nero.

 

            Mi raccomando fatemi sapere come è andata e buon divertimento con il foro stenopeico!!!!